giovedì, febbraio 09, 2012

Salviamo i ciclisti



Gentili direttori del Corriere della Sera, Repubblica, La Stampa, Gazzetta dello Sport, Corriere dello Sport, Il Messaggero, Il Resto del Carlino, il Sole 24 Ore, Tuttosport, La Nazione, Il Mattino, Il Gazzettino, La Gazzetta del Mezzogiorno, Il Giornale, Il Secolo XIX, Il Fatto quotidiano, Il Tirreno, Il giornale di Sicilia, Libero, La Sicilia, Avvenire.
La scorsa settimana il Times di Londra ha lanciato una campagna a sostegno delle sicurezza dei ciclisti che sta riscuotendo un notevole successo (oltre 20.000 adesioni in soli 5 giorni).

In Gran Bretagna hanno deciso di correre ai ripari e di chiedere un impegno alla politica per far fronte agli oltre 1.275 ciclisti uccisi sulle strade britanniche negli ultimi 10 anni. In 10 anni in Italia sono state 2.556 le vittime su due ruote, più del doppio di quelle del Regno Unito.

Questa è una cifra vergognosa per un paese che più di ogni altro ha storicamente dato allo sviluppo della bicicletta e del ciclismo ed è per questo motivo chiediamo che anche in Italia vengano adottati gli 8 punti del manifesto del Times:

1. Gli autoarticolati che entrano in un centro urbano devono, per legge, essere dotati di sensori, allarmi sonori che segnalino la svolta, specchi supplementari e barre di sicurezza che evitino ai ciclisti di finire sotto le ruote.

2. I 500 incroci più pericolosi del paese devono essere individuati , ripensati e dotati di semafori preferenziali per i ciclisti e di specchi che permettano ai camionisti di vedere eventuali ciclisti presenti sul lato.

3. Dovrà essere condotto un audit nazionale per determinare quante persone vanno in bicicletta in Italia e quanti ciclisti vengono uccisi o feriti.

4. Il 2% del budget dell’ANAS dovrà essere destinato alla creazione di piste ciclabili di nuova generazione.

5. La formazione di ciclisti e autisti deve essere migliorata e la sicurezza dei ciclisti deve diventare una parte fondamentale dei test di guida.

6. 30 km/h deve essere il limite di velocità massima nelle aree residenziali sprovviste di piste ciclabili.

7. I privati devono essere invitati a sponsorizzare la creazione di piste ciclabili e superstrade ciclabili prendendo ad esempio lo schema di noleggio bici londinese sponsorizzato dalla Barclays

8. Ogni città deve nominare un commissario ala ciclabilità per promuovere le riforme.



Cari direttori, il manifesto del Times è stato dettato dal buon senso e da una forte dose di senso civico. È proprio perché queste tematiche non hanno colore politico che chiediamo un contributo da tutti voi affinché anche in Italia il senso civico e il buon senso prendano finalmente il sopravvento.

Vi chiediamo di essere promotori di quel cambiamento di cui il paese ha bisogno e di aiutarci a salvare molte vite umane.

Chiunque volesse contribuire al buon esito di questa campagna può condividere questa lettera attraverso Facebook, attraverso il proprio blog o sito, attraverso Twitter utilizzando l’hashtag #salvaiciclisti e, ovviamente, inviandola via mail ai principali quotidiani italiani.

Scarica qui la lista degli indirizzi mail.

Tutti gli aderenti all’iniziativa saranno visibili sulla pagina Facebook: salviamo i ciclisti



Hanno aderito all’iniziativa:

1. piciclisti.wordpress.com

2. amicoinviaggio.it

3. 34×26.wordpress.com

4. rotalibra.wordpress.com

5. frrfrc.blogspot.com

6. wildpigs.it

7. riky76omnium.wordpress.com

8. bicizen.it

9. urbancycling.it

10. la stazione delle biciclette

11. rotafixa

12. ciclista pericoloso

13. biciclettedecadence.blogspot.com

14. mtb-forum

15. bdc-forum

16. lifeintravel.it

17. Milan on my bike

18. ditrafficosimuore.org

19. raggidistoria

20. ediciclo editore

21. pedalopolis.org

22. ciclomobilisti

23. Forum Indipendente Biciclette Elettriche, Pieghevoli e Utility

24. casbahcicloclub.com

25. ilikebike.org

26. bikeride.it

27. bikesnob

28. bicicebasta.com

29. muoviequilibri.blogspot.com

30. festinalente.ztl.eu

31. ciclistica milano

32. Taurus Biciclette

giovedì, giugno 16, 2011

giovedì, maggio 12, 2011

You Give Love a Bad Name

Dopo un giro in bici da corsa e conseguente e necessaria doccia ero intento ad asciugarmi i capelli ascoltando una popolare emittente "rock" attraverso il mio ultratecnologico sound -system da bagno (vecchia radio, lungo cavo e altoparlante da PC impermeabilizzato con sacchetti di plastica e nastro isolante, direttamente nella cabina doccia) e per l'ennemillesima volta la suddetta stazione radio trasmette "You Give Love a Bad Name" dei Bon Jovi; l'ho sentita e risentita negli ultimi venticinque anni, ma per la prima volta mi sono reso conto che è in assoluto la prima canzone di hard rock che abbia mai incontrato in vita mia, anzi forse la prima canzone rock in assoluto. Nell 86 non ero ancora un ragazzino, conservatore come tutti i bambini temevo i "metallari", anche perché i "ragazzi" non erano più, mi si conceda una citazione abusata, quelli che mangiavano le mele, ma quelli che non "vespavano" più e si facevano le pere (e per pagarsele ti fottevano la bicicletta), l'eco delle pistolettate fra fazioni politiche rimbombava ancora in alcune vie del centro, le scritte sui muri invece di inneggiare a pregevoli parti anatomiche femminili promettevano vendette e roghi, insomma, a torto o a ragione, noi bimbi di Monza eravamo abbastanza diffidenti riguardo le manifestazioni di giovanilismo e ribellione; ma le copertine degli Iron Maiden esposte nelle vetrine dei negozi di dischi mi repellevano e mi attraevano allo stesso tempo, e quando vidi per la prima volta il video di "You give love" su Videomusic (a qualcuno scapperà una lacrimuccia) ovviamente mi premurai di manifestare tutto il mio disappunto per qui cappelloni che fanno casino e non musica, ma mi rimase il ritornello ossessivamente in testa, e pochi giorni dopo, nell'intimità' della mia cameretta, sognavo di essere uno di quei selvaggi urlatori su quell'enorme palco, in particolare quello che brandiva una chitarra elettrica , e nel sognare mi dedicavo a interminabili sessioni di air-guitar, che allora si chiamava semplicemente "fare i bigoli".



A posteriori posso trarre le seguenti conclusioni: il pezzo è davvero bello e con una rinfrescata alla produzione sarebbe ancora attualissimo, che a me probabilmente non piace Bon Jovi ma Desmond Child, che quelle chitarre sembravano durissime e cattivissime e oggi i Modà utilizzano suoni molto più aggressivi, che l'assolo è nella sua semplicità e tamarraggine da manuale, che sono diventato vecchio e iperanalitico nell'ascolto e che forse dovrei ricominciare a godermi il "casino" senza pensarci troppo.



Per concludere la storia: avvenuto il satanico contagio nel giro di due anni le cose precipitarono, l'anno successivo comprai "Seventh Son of a Seventh Son", misi le borchie sullo zainetto Invicta e alla fine della terza media tanto stressai i miei genitori che mi regalarono una Squier nera con un Humbucker al ponte.

mercoledì, maggio 11, 2011

I am tired, I am weary. I could sleep for a thousand years.
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