domenica, novembre 19, 2006

Riflessioni oziose di una domenica pomeriggio


Non montate i freni di fretta per uscire subito dopo, altrimenti vi troverete fermi per strada con a disposizione solamente un coltellino svizzero a sacramentare, e soprattutto non usate mai terminalini in plastica per le guaine se avete i freni tipo cantilever, che si sgarruppano tutti.

Detto questo, che credo non interessi a nessuno, ero appunto seduto a terra a dir male parole al mio freno posteriore, a Villa d'Adda, fra i gitanti autoctoni ed extrabrianzoli a passeggio, insomma ero fermo mio malgrado, e ascoltavo spezzoni dei discorsi delle persone che mi passavano intorno: "...vengo qui per vedere un po' di natura...", "...il blocco del traffico... ma io ho l'euro 4...", "...dai il pane alle paperelle, guarda il cigno, ah, no, e' un gabbiano...", "..attento che cadi in acqua..." e poi "sali sul passeggino, dai" e la risposta frignosa "nooooooo, voglio camminare...

Riparto verso Brivio, con i freni quasi funzionanti, e penso alle gallinelle d'acqua, al fatto che, fra pochi mesi, quelli che erano pulcini questa primavera saranno indaffarati a costruirsi il nido, in un ciclo che mina un po' il mio ateismo, a come e' bello il fiume d'inverno, con il sole basso che illumina di sbieco le rive, alle due spagnole che ho appena superato, a quanto sarebbe stato meglio vederle d'estate in cannottiera e pantaloncini piuttosto che adesso in giaccone e jeans, e, perso nei miei pensieri altalenanti fra il filosofico ed il lubrico, mi ritornano in mente le ultime parole sentite durante la mia riparazione estemporanea: la frase dell'incolpevole madre che voleva sollevare il pargolo dalla fatica della deambulazione, e allo stesso tempo, accelerare un pochino il passo, perche' i bimbi han le gambe corte e fanno tre metri avanti e due indietro, e d'un tratto mi e' sorto il sospetto che a volte ci vizino, ci sollevino dalle piccole fatiche, ci coccolino, purche' noi tutti si vada nella direzione prestabilita, e nei tempi prestabiliti, e che forse una carezza e' molto piu' efficace di uno schiaffone per farci smettere di rompere le balle.

Viviamo in un comodo utero di condizionatori, riscaldamenti e deodoranti, con un bel cordone ombelicale a radiofrequenza GSM, se proprio dobbiamo muoverci passiamo dal passeggino automobile al passeggino scale mobili (e che belli i nastri trasportatori alla nuova fiera e delle nuove stazioni del metro, come abbiamo fatto finora a vivere senza?). Ogni tanto voliamo nella pancia accogliente di un aereo per passare qualche settimana in un pezzo di occidente trapiantato dall'altra parte del mondo, dove e' tutto all-inclusive, che non vuol dire che non si paga, ma che quello che consumiamo lo paghiamo in parte noi ed in parte viene prelevato dallo stipendio del negretto che ci prepara i cocktail o da quello di sua moglie che ci pulisce il cesso della camera. La sera ci sediamo davanti ai nostri schermi piatti a vedere gli altri che fingono di vivere veramente, sedicenti famosi che mangiano banane e cocco su un'isola, buzzurri che si strusciano nelle case di inquietanti grandi fratelli, comici di terz'ordine che ci spiegano che il male piu' grave del nostro paese sono i benzinai che truccano le pompe, mentre le veline ci mostrano qualcosa il cui ricordo potra' tornarci utile negli affrettati e noiosi coiti che a volte, la sera, rubano un po' di tempo alla televisione o piu' probabilmente al sonno.

Quando le attenzioni materne non bastano ci danno il lecca-lecca, ce ne sono per tutti i gusti, da quello all'alcol a quello al prozac, da quello alla coca a quello lisergico.

Basta che non ci fermiamo, basta che non cambiamo direzione, dobbiamo produrre per guadagnare quei soldi che ci serviranno per comperare le cose che altri hanno prodotto per guadagnare quei soldi che serviranno loro per comperare le cose che noi abbiamo prodotto, e magari qualcuno produce ed invece dei soldi prende dei gran calci nei denti, ma tanto quelli sono lontani, e il Pil dei paesi del Far East e' in crescita costante, per cui potranno presto anche loro diventare come noi; e poi non siamo tutti come quelli che guardano la tv e vanno nei centri commerciali, alcuni di noi si impegnano, cercano il proprio io con lo yoga, vanno alle manifestazioni, con l'auto naturalmente, e mangiano roba solidale e biologica, e hanno la casa biodinamica piena di quintali di legno, tessuti, artigianato e altra roba molto di sinistra che consuma risorse naturali di sinistra, che come e noto la terra concede piu' volentieri.

Sono stufo di essere coccolato, la mano che mi accarezza la testa mi stringe il collo appena cerco di sottrarmi, voglio aver freddo d'inverno e caldo d'estate, voglio usare le mie gambe per spostarmi, un domani potrei non averle piu', per vecchiaia o malattia, e quando mi tocchera' voltarmi indietro per l'ultima volta, non rimpiangero' i momenti passati seduto in un ambiente condizionato davanti ad uno schermo, il videofonino o il design e gli optional della mia automobile, ma rimpiangero' i muscoli indolenziti e le dita intirizzite delle pedalate nella neve, il sole violento di luglio, l'urlo potente del temporale o di una chitarra elettrica, e l'amore gioioso, sudato e doloroso.

Vorrei mettermi a frignare anch'io, come quel bambino che voleva solo rivendicare il diritto di usare le proprie gambette per andare dove diavolo voleva, avanti, a destra, a sinistra, e magari anche indietro, e vorrei fermarmi pestando i piedi per terra, e quando mi diranno "noi ce ne andiamo, ti lasciamo qui", mi girerei dall'altra parte, magari con una lacrimuccia ma con il sorriso beffardo di chi si sente finalmente libero.

Vorrei.

lunedì, settembre 18, 2006

Eicma 2006 - prime impressioni

Prevedibile indigestione di carbonio, assenza quasi completa di bici
non racing, poche eccezioni: una cannondale con rohloff 14v e freni
idraulici grimeca da turismo, finita in maniera eccezionale ma
abbastanza ordinaria come concetto e una stupenda Dahon pieghevole
con ruote da 26, leggera e incredibilmente economica (circa 650
euro); un plauso a quelli di Dahon italia per disponibilita',
gentilezza e dichiarata sensibilita' ecologica (non stampano
cataloghi cartacei per scelta).
Qualche telaio in acciaio con congiunzioni (Cinelli, De Rosa,
Fondriest), tutti costosi e finiti cmq peggio del mio artigianale
ventennale, il piu' bello ed attuale il Fondriest con serie sterzo
threadless; rimanendo in campo acciaio le solite Scapin, che a me
continuano a piacere molto, ma anche qui comincia ad entrare nella
gamma bassa l'alluminio (mi dicono allo stand tutto di importazione,
come quasi tutto il carbonio), e i nuovi tubi XCr di
Columbus-Trafilatubi in acciao INOX, che non necessitano
verniciatura; i tubi possono essere saldati a Tig o brasati, il
telaio esposto infatti era realizzato con entrambe le tecniche;
Columbus dichiara caratteristiche rigidezza/peso e resistenza/peso
migliori di alluminio e Titanio; parlando di telai non verniciati ed
"eterni" potrebbe sostituire quest'ultimo, soprattutto per il minor
costo della lavorazione, ma temo il fighettismo corrente, perche' il
colore dell'inox non e' bello come quello del titanio, forse anche
perche' siamo abituati ad associarlo piu' alla carpenteria metallica
che alle biciclette.
Bello il telaio Vigorelli di Cinelli, abbastanza muscoloso, con i
forcellini sostituibili e piuttosto economico (586 euro ivato con
forcella e serie sterzo), disponibile solo in bianco; stand Cinelli
un po' sotto tono, come il resto della fiera, presente il buon
Colombo con improbabile gessato su scarpe da trekking, scende di
prezzo la Bootleg Racing Rats e migliora nell'allestimento, i freni
adesso sono dei Vbrake corti senza adattatore ma restano, a mio
avviso poco funzionali: pur migliorati, per non far arrivare la leva
a fondo corsa le spazzole sono ad un soffio dal cerchio.
Bici da pista: Pinarello ne espone tre, una piu' tradizionale a parte
il carro posteriore in carbonio "Onda", guarnitura Sugino un po'
poverella per gli standard del marchio, l'altra che e' un tripudio di
carbonio e kriptonite, la terza con telaio e manubrio tipo crono,
cortissima, tutta montata Campagnolo, ruote comprese (non capisco per
che tipo di competizione possa essere omologata); De Rosa espone un
modello abbastanza classico, Bianchi la Pista RC, con una curiosa
forcella aero con il foro per il freno (!) chiuso da dei tappini e,
non vorrei sbagliarmi, i copertoncini, Guerciotti la solita Vera. Ma
allo stand Guerciotti piu' che per la pista si deve andare per il
ciclocross, e pur non amando i compositi mi sono perso davanti alla
X-Crow full carbon, montata Dura Ace, cantilever Frm, ruote Zipp a
profilo alto e tubolari "grassi" e tassellati.
Curiosita' varie, in ordine sparso: mozzo Tune da Mtb singlespeed, a
cassetta; mozzi Q-lite (taiwanesi, gentilissimi), con il corpetto
estraibile ed intercambiabile fra uno per cassetta classica, uno
corto per singlespeed ed uno per pignoni piccolissimi; il fatto che
la ruota libera rimanga completamente nel mozzo, e sia completamente
esposta ed accessibile, lo rende secondo me facilmente convertibile
in un mozzo fisso sul quale usare pignoni di recupero; esponevano
anche un flip-flop a flangia alta, piuttosto massiccio, con filetto
doppio da pista su un lato e classico dall'altro, curiosamente
indicato come "touring"; telaio fullcarbon Sab completamente
impellicciato in radica, forcella compresa, davvero kitch; ruote
Specialized Roval con uno strano mozzo a flangia stellare, e ad
occhio non si possono cambiare i raggi singolarmente, ma solo tutto
il blocco, e sempre in casa Specialized una commovente Stumpjumper
rigida, in acciao, con testa della forcella a doppia piastrina,
cantilever e manubrio cromato con attacco integrato a triangolo,
montata moderna (Deore XT), forse siamo arrivati al rilancio della
Mtb vintage...
C'erano un stand Fiat, all'esterno, ed un mezzo stand Saab
all'interno, non capisco con quale relazione con il ciclismo, i
soliti fuoristrada in bella mostra all'interno della zona
Bmx-Freeride-Street, la Colnago-Ferrari, la Specialized-Harley
Davidson, zero cicloturismo, zero ciclismo urbano, nessuno spunto di
riflessione, la bici eletta a giocattolo per adulti e nulla piu':
diamoci da fare, e' ora di fare capire che il ciclismo non e' (solo) questo.

domenica, febbraio 12, 2006

Neve, 2006


Tutti i colleghi preoccupati per le condizioni delle strade, incazzati, io esco dal lavoro felice come un bambino, un auto si trascina un pezzo di paraurti appena rotto, io cerco la neve fresca per il solo gusto della traccia scricchiolante che lascia la ruota e della nuvoletta polverosa che mi lascio dietro, e mi viene voglia di fermarmi a bordo strada a fare pupazzi di neve; non vado neanche a casa ma mi fermo a bere un paio di birre.
Uno mi telefona e disdice un appuntamento, perche’, dice, e’ “impossibile” muoversi con questa strade, ma io mi muovo e vado a mangiarmi un kebab, e mi diverto a fare le sgomme di potenza alzandomi in piedi sui pedali.
Al lavoro, al bar, in rosticceria, tutti mi hanno guardato con compatimento, come si guarda un indigente o un malato grave, e mi hanno chiesto “ma come, in bicicletta con questo tempo?”.

Venerdi’ sera ho montato due pedali da BMX, e ho scoperto quanto sono comodi per ripartire nella neve fresca e quanto contribuiscono alla stabilita’ essendo cosi’ larghi e lunghi; Sono stato in giro fino tardi la notte, in solitario, con la macchina fotografica nello zaino, il casco da skateboard sopra il cappello di pile, la mascherina per evitare che mi si gelasse la neve sulla barba, senza bisogno di accendere le luci perche’ tutto e’ bianco.
Una stradina di campagna, la neve intonsa sui campi, il cielo nero ed inquietante, il santuario di Montevecchia illuminato, in lontananza, che sembra sospeso a mezz’aria nella nebbia, il rumore delle falde che cadono dagli alberi che rompe il silenzio, un’atmosfera irreale da estremo nord, come ci fosse un occhio di sole in piena notte.
E la traccia sinuosa delle ruote, con ai lati i segni alternati e regolari dei pedali che si immergono nella neve, e quando ritorni indietro cerchi di ripercorrerla, quella traccia.
Che figata, la neve, di notte, in bici.

mercoledì, gennaio 11, 2006

Twike

Ho scoperto che cos'e' il coso del post precedente: benedetta fotografia digitale, ho ingrandito la scritta sul cupolino (sulla foto originale) e ho trovato il sito del produttore

, che e' svizzero.

E' principalmente elettrico con il supporto dei pedali, costa effettivamente una marea di soldi (al cambio dovrebbe viaggiare sui 15000 Euri) ma e' molto piu' diffuso in Europa di quanto immaginassi, e qualche esemplare e' arrivato negli USA.

Visto dal vero e' molto piu' desiderabile di quello che puo' sembrare in fotografia, ma non credo sia proprio facilissimo da guidare, soprattutto per la compresenza di freni meccanici tradizionali ed elettrici a recupero di energia e per la gestione quasi completamente demandata al raffinato computer di bordo dei parametri di frenata, accelerazione e gestione energetica (apprezzabile il fatto che il firmware/software sia aggiornabile).



Per finire, grazie a Karankawa64 dalle pagine di Ciclistica

, un paio di siti riguardo ai veicoli a trazione umana propriamente detti (HPV):

http://www.ihpva.org/chapters/france/world2006/index_fr.html



http://users.skynet.be/ligfiets/C6.html

domenica, gennaio 08, 2006

Coso


Per le strade di Basilea, fra Svizzera, Germania e Francia, si incontrano anche queste cose; non e' un giocattolo, ma un mezzo vero, nato per un uso reale: due posti affiancati, trazione a pedali con il supporto di un motore elettrico, sedili, strumentazione e comandi da aliante, un impiantone stereo pauroso con tanto di subwoofer. Consuma poco o nulla, e' veloce, protegge dal freddo e dalla pioggia, costa un botto e probabilmente in Italia non ci si puo' girare.
Pero' i bollini dell'autostrada svizzera sul parabrezza secondo me sono una banfata.
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